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Lo champagne tra monaci e Medioevo

Dar da bere agli assetati negli affreschi che decoravano la sede del Consorzio dei Vivi e dei Morti parmense. Parma, Galleria Nazionale. Da “Romei e Giubilei”, Electa, Milano 1999
Dar da bere agli assetati negli affreschi che decoravano la sede del Consorzio dei Vivi e dei Morti parmense. Parma, Galleria Nazionale. Da “Romei e Giubilei” (Electa, Milano 1999)

Una tradizione che prese piede nell’Ottocento attribuisce a Dom (Don) Pierre Pérignon, un monaco dell’abbazia di Hautvillers, la messa a punto, verso la fine del Seicento, del metodo di fermentazione detto champenois, che consente di ottenere, grazie a una seconda fermentazione in bottiglia, un vino frizzante di particolare finezza, lo champagne, appunto, così chiamato dalla regione di provenienza, celebre da sempre in tutto il mondo per la qualità dei suoi vini. Senz’altro la figura del monaco Pérignon fu basilare per la nascita dello champagne, che peraltro resta un prodotto con profonde radici medievali. Anche se la sua prima menzione ufficiale appare nel 1493, nei conti dell’Hôtel-Dieu di Parigi, le fonti parlano, già a partire dal XIII secolo, in termini elogiativi dei vini di Montagna (attorno a Reims) e di Fiume. Al tempo non si può tuttavia parlare di champagne, dal momento che mancava la caratteristica della spumantizzazione, tipica del prodotto. Si trattava, piuttosto, di vini molto limpidi, ma altrettanto “tranquilli”, anche se tre secoli e mezzo prima di Dom Pérignon, una delle comari del Dit des trois dames de Paris di Watriquet de Couvin (1320), a proposito dei vini di Fiume, li definisce, tra le altre, cose «fremians», frementi, vale a dire frizzanti.

da “Medioevo. Un passato da riscoprire